Commento al libro di Camilla Lackberg: “Il guardiano del faro” In questi giorni ho letto un giallo veramente ben orchestrato, anche se per comprenderlo (cosa strana per me) mi son dovuto cimentare a leggerlo una seconda volta. Sì! Perché io quando leggo un libro lo faccio solo per gustarmi l’avventura. Mi scuso con gli intellettuali per questo. Il libro scritto dalla svedese Camilla Lackberg è un giallo e come tale ha un inizio che ti lascia perplesso non sapendo dopo mezza pagina cosa sia successo al personaggio e perché ha le mani piene di sangue. La suspense continua. Il lettore rimane per un bel po’ senza una risposta. Altri personaggi incombono e al lettore rimane quel punto interrogativo della prima pagina. Solo alla fine si dissolve il mistero e viene a galla il maltrattamento subito da alcune donne da parte dei rispettivi mariti commercianti di droghe, contrapposto dalla serrata lotta dei servizi sociali e anche da alcune associazione private che fanno un lavoro estenuante per difendere le vittime dello stolking e il femminicidio. L’ispettore Fredrik di Fjallbacka e i suoi colleghi hanno un gran da fare nel risolvere il mistero dell’omicidio del bravo e generoso Matt Sverin molto sfortunato in amore. I personaggi che s’incontrano in quest’appassionante giallo sono molti e ben ritratti cominciando dalla pazza Annie una ragazza attratta dalla vita di città ma troppo debole perché resista alla vita lussuosa procurata dal marito con il commercio della droga e drogata essa stessa. Madlaine anche lei vittima di un uomo crudele che conosce solo il bestiale commercio della droga e con la sua Gang fa paura anche agli uomini di legge; capace di uccidere a sangue freddo la moglie. Poi c’è Emilie che da serva non sa resistere alla richiesta di matrimonio dal figlio del padrone dove lavora e che si rivelerà un uomo abbietto, una bestia. In un altro modo si rivelerà essere di poco tatto il capo della stazione dove lavora L’ispettore. Melberg che con la sua impazienza di presentarsi alla stampa fa delle accuse che poi si riveleranno false, ma distruggeranno la famiglia dell’ucciso Matt Sverin. Altri personaggi di rilievo Vivianne, la giovane estetista dal passato doloroso; Rita la comprensiva moglie di Melberg ed Erica, la scrittrice che con la sua curiosità rischia di fare una brutta fine. Bravissima l’autrice.

MELISSO Spulciando tra i ricordi delle mie letture ecco un altro uomo poco fortunato: Viveva a Corinto un cittadino di nome Melisso il cui padre da Argo si era trasferito a Corinto perché aveva reso un grande favore alla città di Corinto. Fidone tiranno di Argo per indebolire Corinto si era fatto promettere da quest’ultima un migliaio di giovani per metterli nella milizia ausiliaria ma era sua intenzione di farli trucidare. Abrone il padre di Melisso avvertì la città di Corinto e salvò i giovani. Questo Melisso aveva un figlio Atteone di straordinaria bellezza e viveva in modo molto morigerato. C’erano tante persone che aspiravano ai suoi favori tra i tra i quali Archia uno dei più ragguardevoli della città. Riuscito vano ogni mezzo di conciliarsi il giovane, decise finalmente di usare la forza. Dopo un’orgia notturna insieme ai suoi amici Archia si recò in casa di Melisso e tentò di rapire il giovane. Melisso con i suoi oppose resistenza, ne nacque una rissa nella quale Atteone sbattuto fra gli uni e gli altri con violenza perdette la vita. Gli scellerati si allontanarono, Melisso portò il cadavere sulla piazza e domandò la punizione dei colpevoli. Il popolo che temeva il potente Archia, si contentò di mostrare all’infelice padre una sterile compassione. Quando però si celebrarono subito dopo i giochi istmici, mentre tutto il popolo si trovava radunato, improvvisamente si fece avanti Melisso e dinanzi al tempio di Poseidone, ricordando i meriti di suo padre e quanto aveva fatto per Corinto e il modo in che il popolo ne aveva rimeritato lui, suo figlio maledisse i Bacchiadi, la schiatta che dominava la città come uccisori di suo figlio, e poscia si precipitò giù da una rupe. Poco dopo scoppiata una pestilenza fu domandato all’oracolo di Apollo cosa si dovesse fare per placare il Dio. Fu risposto che bisognava punire i colpevoli della morte di Atteone. Archia che era l’inviato all’oracolo eseguì la richiesta e senza rivedere la patria andò in esilio in Sicilia ove fondò Siracusa. Archia ebbe due figlie Siracusa e Ortigia e fu ucciso da Telefo che egli amava e che lo aveva accompagnato in Sicilia.

via MELISSO Spulciando tra i ricordi delle mie letture ecco un altro uomo poco fortunato: Viveva a Corinto un cittadino di nome Melisso il cui padre da Argo si era trasferito a Corinto perché aveva reso un grande favore alla città di Corinto. Fidone tiranno di Argo per indebolire Corinto si era fatto promettere da quest’ultima un migliaio di giovani per metterli nella milizia ausiliaria ma era sua intenzione di farli trucidare. Abrone il padre di Melisso avvertì la città di Corinto e salvò i giovani. Questo Melisso aveva un figlio Atteone di straordinaria bellezza e viveva in modo molto morigerato. C’erano tante persone che aspiravano ai suoi favori tra i tra i quali Archia uno dei più ragguardevoli della città. Riuscito vano ogni mezzo di conciliarsi il giovane, decise finalmente di usare la forza. Dopo un’orgia notturna insieme ai suoi amici Archia si recò in casa di Melisso e tentò di rapire il giovane. Melisso con i suoi oppose resistenza, ne nacque una rissa nella quale Atteone sbattuto fra gli uni e gli altri con violenza perdette la vita. Gli scellerati si allontanarono, Melisso portò il cadavere sulla piazza e domandò la punizione dei colpevoli. Il popolo che temeva il potente Archia, si contentò di mostrare all’infelice padre una sterile compassione. Quando però si celebrarono subito dopo i giochi istmici, mentre tutto il popolo si trovava radunato, improvvisamente si fece avanti Melisso e dinanzi al tempio di Poseidone, ricordando i meriti di suo padre e quanto aveva fatto per Corinto e il modo in che il popolo ne aveva rimeritato lui, suo figlio maledisse i Bacchiadi, la schiatta che dominava la città come uccisori di suo figlio, e poscia si precipitò giù da una rupe. Poco dopo scoppiata una pestilenza fu domandato all’oracolo di Apollo cosa si dovesse fare per placare il Dio. Fu risposto che bisognava punire i colpevoli della morte di Atteone. Archia che era l’inviato all’oracolo eseguì la richiesta e senza rivedere la patria andò in esilio in Sicilia ove fondò Siracusa. Archia ebbe due figlie Siracusa e Ortigia e fu ucciso da Telefo che egli amava e che lo aveva accompagnato in Sicilia.